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Religion

Mattarella: Uccidere in nome di Dio è la colpa più grande

Nel giorno della Festa nazionale di San Francesco, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato ad Assisi l'attualità del messaggio del patrono d'Italia, condannando la benedizione delle armi e l'uccisione in nome di Dio.

Mattarella: Uccidere in nome di Dio è la colpa più grande
Diego Delso

Nel giorno in cui l'Italia celebra il suo patrono, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha scelto Assisi per ricordare che a ottocento anni dalla morte di San Francesco il suo insegnamento resta un patrimonio universale, capace di parlare anche a chi non crede. «Profeta di pace, di amore, di rispetto per il Creato», lo ha definito il capo dello Stato durante la cerimonia per la Festa nazionale di San Francesco, sottolineando che la distanza temporale da quell'evento non ha ridotto il suo fascino né il suo carisma, che vive ben oltre i confini dell'Italia e della stessa Cristianità.

Il passaggio più duro del discorso è stato dedicato ai conflitti in corso. «Oggi terribili conflitti insanguinano tante parti del mondo, e addirittura da alcune parti si tornano a benedire le armi e a porre gli eserciti sotto insegne religiose», ha detto Mattarella, aggiungendo che «Francesco ci insegna che non c'è colpa maggiore di quella di uccidere altri uomini in nome di Dio». Una condanna senza ambiguità della strumentalizzazione della fede per giustificare la guerra, che il presidente ha pronunciato in una giornata dal forte valore simbolico per il Paese.

Mattarella ha poi evocato la figura di Francesco attraverso le parole di Dante, che nell'undicesimo canto del Paradiso lo descrive come un sole sorto per il mondo intero, al punto che Assisi andrebbe chiamata ascesi, cioè Oriente. In tempi «segnati da guerre insensate e crudeli, da tanta violenza, manipolazione, arroganza», il capo dello Stato ha ripreso l'auspicio espresso nei giorni precedenti da Leone XIV: che il sole di Francesco possa illuminare il mondo, convertire le menti indurite dall'odio e indicare la via della pace, della speranza e della serena convivenza fraterna.

Il presidente ha anche tracciato un ritratto delle virtù francescane, lontano da ogni lettura edulcorata. La povertà del santo, «così cercata e desiderata», fu una rottura concreta con l'idolatria del denaro; la sua umiltà non aveva nulla di ingenuo, ma nasceva da una sete esigente di verità; la sua obbedienza non fu remissività, bensì una faticosa e ponderata ricerca delle ragioni superiori dell'unità del popolo cristiano e della Chiesa. Un ritratto che restituisce la complessità spirituale del patrono d'Italia, celebrato insieme a un'altra grande santa, Caterina da Siena.

Secondo Mattarella, ricordare oggi l'insegnamento di Francesco al mondo contemporaneo significa porre in luce alcuni fondamenti decisamente attuali della sua predicazione: la dignità di ogni persona, il rispetto del Creato e la pace. Tre principi che il capo dello Stato ha indicato come bussola per affrontare le sfide del presente, in un momento storico in cui la religione viene spesso invocata per legittimare la violenza e la sopraffazione.

La cerimonia di Assisi, nell'ottavo centenario della morte del santo, ha così assunto un significato che va oltre la devozione popolare. Nel giorno della Festa nazionale, la voce del presidente della Repubblica ha richiamato l'attenzione su una responsabilità condivisa: quella di non lasciare che il nome di Dio venga usato come giustificazione per uccidere. Un monito che, come ha ricordato Mattarella, attraversa i secoli e le latitudini, e che riguarda credenti e non credenti, cristiani e fedeli di altre religioni.

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Julian Lindner

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Julian Lindner covers public affairs, politics, business, culture and daily news for Hochland. The role focuses on verification, context, and clear explanations for readers.