«I nuovi antisemiti», l'inchiesta di Nora Bussigny arriva in Italia
Il libro-inchiesta della giornalista francese Nora Bussigny sull'antisemitismo nell'ultrasinistra europea viene pubblicato in Italia con un capitolo aggiuntivo dedicato al nostro Paese. La presentazione avverrà a Pordenonelegge, mentre infuria il dibattito sul disegno di legge contro l'antisemitismo.
Dal 2025 Nora Bussigny, giornalista trentenne del settimanale francese Le Point, vive sotto scorta e minacce di morte. Laica, figlia di immigrati marocchini, ha trascorso due anni sotto copertura infiltrandosi nella galassia pro-Palestina e nei ranghi dell'estrema sinistra francese: da La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon ai movimenti trotzkisti e anarco-insurrezionali. Frutto di questa esperienza è il libro «Les Nouveaux Antisémites. Enquête d'une infiltrée dans les rangs de l'ultragauche», edito da Albin Michel, che in Francia ha scatenato un caso politico prima ancora di diventare un successo editoriale insignito del Prix Edgar Faure per la migliore opera letteraria di argomento politico.
Ora il volume arriva in Italia con il titolo «I nuovi antisemiti. Inchiesta di una infiltrata tra le fila dell'ultrasinistra», pubblicato da SeferOttobre, casa editrice legata all'associazione SetteOttobre. L'edizione italiana, a differenza di quella francese, include un capitolo aggiuntivo su «La meccanica dell'odio: il caso italiano», nel quale la giornalista ricostruisce le reti associative riconducibili alla galassia internazionale dei Fratelli Musulmani nel nostro Paese. Il libro è impreziosito da una prefazione dell'ex premier francese Manuel Valls, che non fa sconti sul fenomeno dell'antisemitismo e sull'imbarazzo che, a suo dire, la sinistra più moderata prova verso questo fenomeno.
La presentazione in anteprima nazionale avverrà a Pordenonelegge giovedì 17 settembre alle ore 19 all'Arena Europa. L'annuncio arriva alla vigilia della manifestazione contro il testo del disegno di legge sull'antisemitismo licenziato dal Senato a marzo e tuttora all'esame della commissione Affari Costituzionali della Camera. Il Ddl accoglie gli indicatori individuati dall'International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) per definire il fenomeno ed è stato votato solo dai riformisti dem, con Italia Viva e Azione, mentre una parte del Pd, con Avs e M5s, si è schierata contro. Nel mirino dei critici il fatto che il Ddl, rifacendosi agli indicatori IHRA, finisca per sovrapporre antisemitismo e critica politica al governo di Israele, arrivando di fatto a reprimere la libertà di espressione e di critica al governo Netanyahu.
«Sono un uomo di sinistra. E lo resto. Nonostante essa, nonostante me. Mi rifiuto di appartenere a una sinistra che si compromette con l'odio», scrive Valls nella sua prefazione. Parole che riecheggiano mentre oltre 250 sigle — tra sindacati, esponenti di associazioni per i diritti, di partito e collettivi — si apprestano a dare appuntamento domani in piazza Montecitorio a Roma, in concomitanza con la ripresa della discussione del testo alla Camera. Grandi presidi e maratone di interventi sono in programma anche in altre 45 città italiane per dire no a quella che la sinistra radicale definisce una «norma-bavaglio».
Proprio a quest'ultima si rivolge Valls, sostenendo che «è scivolata in un'ambiguità colpevole». Non si tratta, chiarisce l'ex premier, dell'«antisemitismo dichiarato degli anni '30», ma di «qualcosa di più insidioso: l'incapacità di condannare chiaramente Hamas, il rifiuto di nominare l'odio contro gli ebrei quando proviene dall'islamismo radicale, la complicità con una retorica che disumanizza Israele» a tal punto da volerne la sparizione. «Questo — avverte Valls — non è progressismo. È regressione verso le peggiori tesi del XIX secolo, vestite dagli abiti del vocabolario identitario contemporaneo».
In 13 capitoli, l'inchiesta di Bussigny conduce il lettore dietro le fila di decine di manifestazioni pro-Palestina che hanno tenuto banco in tutta Europa e finanche nei più prestigiosi college americani: dalle periferie francesi ai salotti intellettuali di Parigi, nelle strade di Bruxelles e Lussemburgo come negli atenei e nelle piazze d'Italia. Nel nostro Paese, secondo la giornalista, il fenomeno non ha ancora raggiunto i connotati allarmanti di quello francese. Tuttavia, «la crescita vertiginosa dell'antisemitismo», con episodi quadruplicati dal 2024 al 2025, denuncia Bussigny, è stata rapidamente e abbondantemente preparata da una campagna di disinformazione riconducibile a organi strutturati di propaganda. Una campagna che è riuscita con successo a trasformare anche nel nostro Paese il carattere antisemitico e terroristico del 7 ottobre «in una caccia giustificata al sionista».
